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Il Principe Vescovo Federico Vanga

La vita

Secolo XIII. Dal 1205 al 1207 la sede di Trento fu vacante.
Il 74° Vescovo di Trento fu Federico di Vanga, Vescovo di Trento dal 1207 al 1218.
Il 9 agosto 1207 il Capitolo elesse a vescovo di Trento Federico di Vanga: uno tra i più celebri principi vescovi della storia tridentina.
Apparteneva ad una famiglia nobile, discesa dalla Valle Venosta, stanziatasi nei pressi di Bolzano nel secolo XII. Era canonico di Augusta e decano del Capitolo di Bressanone.
Ebbe la conferma pontificia dal vescovo di Treviso Ambrogio e da Alberto prete di Mantova, legati di papa Innocenzo III (1198 – 1216) e l’investitura temporale fu a Norimberga il 4 novembre 1207. Si insediò nella residenza episcopale il 18 novembre, festa della dedicazione della Cattedrale ma solo n anno più tardi ebbe la consacrazione episcopale (tra il 27 dicembre 1208 e il 13 gennaio 1209).
Nel 1208 celebro un Sinodo diocesano (il primo di cui si ha notizia) in cui emanò disposizioni per la nomina di decani, arcipreti e membri delle chiese collegiate.

Il Vanga restaurò sopraelevandolo il palazzo vescovile (attuale “Palazzo Pretorio” di Piazza Duomo a Trento) e il Castelletto della Cattedrale. Fu peraltro ideatore e programmatore della Cattedrale come composta attualmente (anche se la sua opera fu iniziata solo dopo la sua morte e durò per oltre 100 anni).
Continuò l’opera dei suoi predecessori fondando vari ospizi.
Fu soprattutto il primo vescovo a segnarsi con il titolo di principe. Si distinse per intelligenza, energia, senso e tatto politico.
Fu inoltre abilissimo amministratore legando e rafforzando i vincoli di giuramento di fedeltà di feudatari e sudditi. Ritenne inoltre necessario riunire tutta la documentazione “normativa” della sua azione in un volume pergamenaceo che è passato alla storia, il “libro di S. Vigilio”, sicuramente più noto come “Codice Wanghiano” (Liber sancti Vigilii, - Codex Wangianus, il grande cartulario nel quale vennero registrati e messi per iscritto i diritti della sede episcopale), la raccolta più importante dei documenti trentini dei secoli XII e XIII. In tale codice è contenuto fra l’altro il primo e più antico statuto minerario d’Europa, fonte di riferimento per tante altre disposizioni successive.

Il vescovo Vanga lo fece predisporre per uno sfruttamento più razionale e più conveniente delle miniere argentifere del Monte Calisio, già in attività disordinatamente da vari anni e che, col riconoscimento imperiale di poter batter moneta, avevano favorito l’evolversi della Zecca di Trento.
Federico Vanga si diede molta cura anche di abbellire la città (Tridentum) e a garantire la sicurezza dei cittadini, facendo costruire la solida terza cinta muraria (ancora visibile nel tratto in piazza Fiera e alla porta S.Margherita) e la “Torre Rossa” che lambiva il vecchio corso del fiume Adige (ora conosciuta come Torre Vanga in quanto restata feudo di famiglia per molto tempo). Fu un sicuro conciliatore politico di tutti i focolai di rivolta sociale e di potere del principato.
Nel contesto del panorama storico del tempo il Vanga seguì l’imperatore Ottone IV durante il viaggio romano di incoronazione, nel 1212 scortò il re di Sicilia nel viaggio di incoronazione in Germania. Nel 1213 fu nominato “vicario imperiale per l’Italia” e nel 1215 partecipò a Roma al Concilio Lateranense IV.

Per l’insistente appello di papa Onorio III anche il vescovo Vanga partì per le Crociate nell’estate del 1218, accompagnato dal vicedomino Adelpreto di Ravenstein (che gli succederà alla cattedra di S. Vigilio a Trento) e da altri nobili del principato.
Morì però ad Accon (attuale Siria) il 6 novembre 1218 e fu deposto lì nella Chiesa di S. Maria del’Ordine Teutonico.
Fu sinceramente rimpianto dai sudditi che ne apprezzarono capacità, coraggio e dedizione.




Data inserim : 05/06/2005


I Canopi

la storia in breve

L'attività mineraria dei "Bergknappen" tedeschi, poi dialettizzati "Canopi", non è da considerarsi solo un "breve passaggio", ma perdurò localmente per almeno cinque secoli.
Alcuni storici peraltro affermano che probabilmente furono i Romani a scoprire l’argento del Calisio (non è però stato documentato alcun insediamento Romano a scopo mineralogico).
I Canopi si instaurarono fra le altre zone del Trentino (risultano reperti nel Perginese e nel Primiero) anche sulle pendici dell'Argentario (m.te Calisio) per l'estrazione dell'argento dalle "buse canope" (miniere) su richiesta dell'allora principe vescovo Federico Vanga (1207-1218); vivevano per lo più in insediamenti rurali della collina sud-est di Trento, ma per il loro carattere introverso, irascibile e litigioso - derivante in parte dal massacrante lavoro in miniera -, ma al tempo stesso anche per l’organizzazione tecnica invidiabile che li distingueva, non si mischiarono con la popolazione contadina locale

Il più remoto documento inserito nel "Codex Wangianus minor" (244 documenti a regolamentazione dell'attività estrattiva e della zecca del vescovo, approvati dal Vanga, e fatti rispettare poi dai suoi successori) - attualmente conservato presso l'Archivio di Stato di Trento - risale infatti al 1080 e costituisce una tra le fonti più importanti della storia del Principato vescovile di Trento. Del 1185 è invece la “Carta ficti et racionum episcopi ab illis qui unturur arzenterie”, che ripropone la composizione delle maestranze attive sul Calisio (dalla quale sono stati anche tratti parte dei personaggi della “Disfida”).
Significativo il fatto che il monte risultasse di proprietà comune a tutti e le società minerarie canope fossero poste sotto la giurisdizione e protezione del Vescovo e dei suoi Gastaldi (un rapporto di odio-amore), ai quali i canopi versavano emolumenti (parte fissa del materiale argentifero ricavato). Altra particolarità; il Vescovo non utilizzava misure fortemente coercitive per far rispettare le leggi e le sue imposte, anzi, in caso di difficoltà economiche sembra potesse far affidamento sull’appoggio finanziario delle società minerarie.

Risultano però anche misure restrittive come “l’esemplare fustigazione nelle contrade” per il mancato versamento dell’imposta vescovile, o il taglio della mano per chi devastava miniere di proprietà altrui. Il tutto però va rivisto in un’ottica del diritto di altri tempi!
Verso la metà del 1400 peraltro la zona del Calisio perdette la sua importanza mineraria a causa dell'esaurimento dei filoni (da studi e ricerche effettuati si presumono almeno 20.000 buse canope nell'Argentario!) e alle difficoltà oggettive per la necessità di maggior perforazione in profondità nel monte.
I canopi però per effetto della lunga permanenza nella nostra zona hanno lasciato oltre alle innumerevoli "buse" parzialmente sommerse di detriti e in gran parte non più accessibili, anche un segno nelle tradizioni e negli usi e costumi locali (le ultime miniere furono chiuse durante la seconda Guerra Mondiale)
Dal lato storico vari studi e ricerche sono stati realizzati sui "Bergknappen" - italianizzato "Canopi" - che sul monte "Argentarius" (anche chiamato anticamente "Kalisberg", "Mons Vace" o "Vacuus" o anche "Monte Calvo"), sono stati impegnati a lungo nella ricerca dell’argento.

"Soprattutto in questo ambito minerario però - citano il dr. S. Piffer e il dr. T. Bevilacqua nel loro trattato specifico del 1984 - esiste un nesso inscindibile tra storia e leggenda". Quanto affermato è suffragato da due aspetti principali, la mancanza di documentazione pervenuta fino ai giorni nostri e l'organizzazione sociale dei Canopi stessi, classe inizialmente povera, chiusa e quasi ostile verso l'esterno, che non privilegiava certo l'integrazione con le popolazioni locali e indirettamente quindi il diffondersi di usi e costumi.
Proprio questo elemento autoctono diverso, misterioso, temuto e rispettato al tempo stesso, ha avvolto di immaginario e fantastico ciò che invece era probabilmente prettamente naturale e semplice.
Questa frammentazione di informazioni è quindi difficile da interpretare. Uno dei modi per saperne di più è affidarsi agli indirizzi di studiosi e ricercatori storici, abbinando la storia ufficiale proprio alla ricostruzione coreografica (che è in corso di revisione a cura di storici qualificati), alla visione mineralogica (l’unica restata integra) e documentale di quanto .... in circolazione

I Distretti Minerari canopi

Fermo restando che la prima zona argentifera canopa rilevante fu quella del Calisio (a partire dall’anno 1085), dalle notizie d’epoca i distretti minerari (Berggerichte, in seguito abbreviati con “Bg.”) ancora in funzione nel 1550 erano 14: oltre a quello trentino Bg. Trient - Persen (Pergine) con, indipendente, il Bg. Primör/Primiero, appartenevano al Tirolo anche Bg. Imst, Bg. Hall, Bg. Schwaz, Bg. Zillertal, Bg. Rattenberg, Bg. Kitzbühel (tutte nell'odierno Land Tirol austriaco), Bg. Gossensass-Sterzing (Ridnaun), Bg. Taufers, Bg. Lienz, Bg. W. - Matrei, Bg. Nals-Terlan, Bg. Klausen (tutte nell'odierno Sudtirolo). La maggior parte estraevano inizialmente argento, alcuni anche rame.

Le fasi minerarie

L’attività mineraria, soprattutto in epoca medioevale, non era semplice e comportava una serie innumerevole di accorgimenti tecnici che determinavano vere e proprie fasi alle quali si dedicavano specifici gruppi di minatori e/o altri addetti. Le fasi possono essere ricondotte a:
• ricerca,
• individuazione,
• preparazione (perforazione, realizzazione di gallerie, impianti di ventilazione e estrazione dell’acqua),
• coltivazione (estrazione del minerale),
• trasporto (all’esterno),
• eventuale bonifica e chiusura.

Poi seguono:
• il trasporto finalizzato alle fasi di lavorazione,
• cernita,
• frantumazione,
• purificazione e fusione,
• produzione e confezionamento dei pani
• commercializzazione finale.
Tutte le fasi dell’epoca canopa locale sono state ricostruite attraverso la lettura del testo “De Re Metallica” pubblicato nel 1557 da Georg Bauer, latinizzato in “Agricola”, nonché soprattutto dalla visione di precise e splendide incisioni contenute nel testo, che indirettamente ci hanno permesso di conoscere gran parte usi e costumi, ma anche impiantistica specifica adottata dai minatori Canopi.


Il Vestiario del Canopo

Il lavoro del minatore nelle gallerie strette e spesso umide, costrinse già ben presto a ricorrere a tre fondamentali capi di vestiario, che da allora fanno parte della tenuta del minatore: in testa il berretto-cappuccio a punta di lino non candeggiato, che spesso era unito ad un largo camiciotto abbastanza largo da consentire qualsiasi movimento, in lino simile ad una giacca a vento - e una sorta di grembiule di cuoio che, siccome veniva portato sul sedere, veniva chiamato "batticulo". Mentre il berretto-cappuccio proteggeva il capo e la nuca dall'acqua che gocciolava e dai sassi che cadevano, il batticulo doveva impedire lo sgocciolamento dell'acqua sulla schiena piegata. Inoltre serviva come protezione per stare seduti o per scivolare sulla fredda e umida roccia. Il batticulo è l'elemento di vestiario più originale, e nel mondo minerario è generalmente divenuto il "segno distintivo professionale" dei minatori.
Quando chiamati a corte dal Vescovo o dai nobili, oltre al berretto a punta e al batticulo indossano il vestito di corte, talvolta identificativo del raggruppamento sociale di provenienza.
Durante le festività e le ricorrenze i minatori sfoggiavano anche belle camicie o giubbotti e sopra portavano anche catenine e collari d'argento
I sorveglianti, come i capisquadra, portavano tutti il vestiario tipico dei minatori.
Nelle varie zone canope anche tirolesi si sono riscontrati una sorprendente varietà di colori nella tenuta da lavoro canopa.

Ogettistica indispensabile del Canopo

PUNTA E MAZZETTA
Punta e mazzetta erano gli attrezzi più usati dai minatori. Nel corso del tempo essi sono diventati, in posizione incrociata, il simbolo dell'industria mineraria e infine del lavoro in genere. Se punta e mazzetta sono orientate verso il basso,questo significa che una miniera è chiusa. In questa forma il simbolo si trova anche su annnunci mortuari e su lapidi funerarie
LAMPADA DA MINIERA
Le lampade da miniera raccolte nella camera dei modelli appartengono tutte al tipo della lampada a forma "di rana" o di navicella, che venivano alimentate con petrolio. Esse sostituirono nella miniera di Predoi le piccole e più leggere lampade a sego, riempite di grasso bovino.
CARRELLO DI MINIERA/CANE
Il carrello in legno, rinforzato con ferri, serviva per il trasporto del minerale nelle strette gallerie di sottoescavazione. Il motivo per cui questi carrelli venissero comunemente chiamati "cani" non è stato chiarito. Gli operai addetti ai carrelli di miniera o "cani" spingevano in superficie un carrello pieno di minerale su binari in legno. Ai carrelli esposti nella camera dei modelli manca il perno di guida, di solito fissato fra le ruote anteriori per evitare i deragliamenti dai binari; questo perché si tratta solo di pezzi di esposizione, che non erano destinati all'uso.
MANTICE
n mantice raffigurato nel modellino è tutto in legno, il coperchio è mobile. Comprimendo il mantice verso il basso, l'aria viene pressata e soffiata attraverso l'ugello. Questo tipo di mantice si poteva azionare sia manualmente che tramite ruote idrauliche. I mantici servivano in miniera per il miglioramento della ventilazione, quindi per una migliore qualità dell'aria nelle gallerie, e per il rifornimento di ossigeno alle fonderie. Diversamente che nel modellino, i mantici erano in parte in cuoio e non solo in legno. Nelle fatture compaiono continuamente acquisti di cuoio e pellami, che venivano usati per la produzione di mantici.


Canopi, fasi e mestieri dell'attività mineraria


Data inserim : 05/06/2005


Canopi alle Vigiliane 2005

Storia condita con gusto 4° Edizione - Giugno 2004 – Trento – Programma indicativo

Si avvicina l'appuntamento con le Feste Vigiliane 2005 del giugno prossimo, occasione che vedrà il "nuovo" Comitato Attività Culturali e Ricreative di Martignano (considerato il recente rinnovo del Direttivo) impegnato in un "tour-de-force", una settimana di varie iniziative a tema "canopa" che animeranno il centro di Trento appositamente allestito.
Dopo la fortunatissima conclusione in piazza Fiera a Trento del ciclo qua¬driennale 2001 - 2004 della Disfida dei Canopi (ndr: gioco storico folcloristico che ripercorre storia e tradizioni degli antichi minatori presenti sull' Argentario dal 1080 al 1350), organizzata in forma itinerante in alcuni dei più famosi distretti minerari medioevali del Vecchio Tirolo, l'Amministrazione comunale e l'organizzazione delle Feste Vigiliane anche per quest'anno hanno fortemente voluto la presenza delle tradizioni minerarie medioevali locali al fianco della rappresentazione della Trento "nobile" dell'epoca, che in verità proprio dalle ricche miniere del Calisio traeva il suo potere finanziario.
Oltre alla consueta cornice scenica, allestita in piazza Fiera per la disputa della Disfida, nelle zone limitrofe troveranno spazio gli allestimenti del villaggio canopo (con ricostruzione di qualche ambiente domestico e zone esterne nelle quali saranno presentate le principali fasi della lavorazione del materiale), la zona del conio con battitura della moneta (che avrà valore legale nel solo ambito delle
iniziative "canope"), il campo giochi per "mini-minatori" e l'Osteria del minatore che per tutta la settimana delle Vigiliane distribuirà a cittadini e turisti assaggi e sapori certificati del gusto medioevale. La cena del Gusto Medioevale (in piazza Garzetti nel cortile dell'Istituto scolastico) sarà invece garantita su prenotazione a numero chiuso per 300 buongustai (lo scorso anno ha conseguito il tutto esaurito. .
Un notevole sforzo organizzativo e di coordinamento che il Comitato può per¬seguire solo grazie alla collaboraziondegli oltre 200 volontari tra partecipanti come figuranti nel corteo storico, nelle quattro squadre canope o come addetti alla somministrazione di cibi e bevande canope, tutti veri artefici del successo delle iniziative.
Ci sarà qualche novità coreografica che però volutamente si vuol mantenere riservata
Forse nuove squadre rap¬presentative degli altri distretti minerari medioevali? (ndr: il periodo canopo, partendo dal Monte Calisio-Argentario, contava circa 16 distretti minerari nel Vecchio Tirolo), nuovi giochi o nuovi personaggi storici? ... Chissà ...
A breve fra l'altro un progetto multimediale destinato in prima battuta alle scuole locali, che potrà dare informativa della lunga storia canopa del Monte Calisio (oltre tre secoli) e ripercorrere anche l'evoluzione delle iniziative storico-folcloristiche sinora realizzate, collegabili anche al progetto di ecomusealizzazione dell' Argentario, il cui iter per il riconoscimento dalla P.A.T. è già stato attivato e concretizzato a livello dei Comuni interessati. Un sentito ringraziamento anticipato quindi dal Comitato a tutti coloro che con il loro volontariato garantiranno il mantenimento della tradizione che, oltre al valore culturale e sociale in sé, rappresenta anche la miglior garanzia per la salvaguardia e il rispetto del proprio territorio.

F.F.


L'ambito trofeo finale


Data inserim : 05/06/2005


I Canopi ritornano in città

Rievocazione storico folcloristica delle attività minerarie canope del vecchio Tirolo 4° Edizione - Giugno 2004 – Trento – Programma indicativo

Ancora una volta i canopi, gli antichi minatori dell’Argentario, ritornano in città proprio in occasione delle feste dedicate a S. Vigilio, patrono di Trento. La manifestazione si svolgerà in piazza Fiera dove risiede l’erede di quel principe vescovo: Federico Vanga che, per primo, diede vita al Codice che regolamentava l’attività di estrazione del metallo prezioso non solo a Trento, ma in altre parti d’Europa. L’occasione è una nuova disfida che, nella recente versione internazionale, si chiama: Giochi dei canopi del vecchio Tirolo, Knappenspiele der Bergbaugemeneinden von Alttirol. La “sezione canopi” del Comitato per le Attività Culturali ha preparato con impegno e dedizione la buona riuscita di questo appuntamento che, a turno, ha avuto luogo a Schwaz, in Primiero e, lo scorso anno, in Val Ridanna. I canopi saranno presenti a Trento per tutta la settimana delle feste vigiliane con un villaggio canopo e il campo giochi minerario dove si potrà estrarre il prezioso metallo per la gioia di grandi e piccini. Si potrà anche battere moneta ripristinando l’antico privilegio che la città di Trento godeva insieme alla cittadina di Hall in Tirolo dove fu coniato il primo “tallero” da cui, sembra, derivò poi la parola “dollaro”. Infine, presso la locanda del minatore, ci si potrà rifocillare con piatti sapidi e rustici preparati dai cuochi del Comitato sulla base di antiche ricette medioevali. Intanto si preparano nuovi costumi per i personaggi della disfida: il principe vescovo Federico Vanga, la sua corte e tutti i canopi che verranno dal Trentino, dal Tirolo e dal Sudtirolo. Ci si aspetta anche la presenza di Sigismondo il Ricco i cui panni, lo scorso anno, sono stati portati con stile e ironia da Luis Durnwalder presidente della Giunta provinciale di Bolzano. Anche il principe, pardon, presidente della Provincia Autonoma di Trento Lorenzo Dellai è stato invitato alla grande manifestazione che vedrà sfilare oltre cento figuranti. Naturalmente tutto è nelle mani della compagnia dei canopi dell’Argentario che, fino all’ultima goccia di sudore, si sfideranno per strappare “la secia d’arzent” agli amici sudtirolesi che, lo scorso anno in val Ridanna, l’hanno vinta per un solo punto. Tutti compatti quindi in pazza Fiera a tifare per i nostri canopi e a partecipare a quello che sarà uno degli spettacoli più belli ed emozionanti delle prossime feste vigiliane.

… Album fotografico 2004 ...


campo giochi minerario


Data inserim : 25/07/2004


Le Ricette Medioevali del Comitato

Zanzarelli

Ingredienti
2 litri di brodo di pollo - 8 uova - 200 grammi di parmigiano grattugiato - 80 grammi di pane raffermo macinato o di pangrattato - una bustina di zafferano - spezie a piacere

Per farne dece menestre: togli octo ova et meza libra de caso grattugiato, et un pane grattato, et mescola ogni cosa inseme. Dapoi togli una casseruola con brodo di carne giallo di zafrano et ponila al focho: et como comincia a bollire getta dentro quella materia, et dagli una volta col cocchiaro. Et como te pare che sia presa toglila dal focho, e fa' le menestre, et mittivi del le spetie di sopra.
Per fare dieci piatti: prendi otto uova, mezza libbra di formaggio grattugiato e del pangrattato, e mescola insieme ogni cosa. Prendi poi una pentola di brodo di carne fatto diventare giallo con lo zafferano e mettila sul fuoco; e non appena comincia a bollire, gettavi dentro il composto e rimesta una volta col cucchiaio. E quando ti sembra rappreso, toglilo dal fuoco, fai le porzioni e spolvera con le spezie.

Procedimento
Mescolare il parmigiano e il pangrattato alle uova sbattute fino a ottenere un impasto non troppo denso. Le dosi degli ingredienti possono essere aumentate o diminuite a seconda dei gusti e della consistenza desiderate. Portare il brodo a ebollizione. Appena bolle, aggiungere lo zafferano. Lasciare in fusione finche il brodo non diventi di un bel color dorato. Portare nuovamente ad ebollizione e versare l'impasto d'un colpo solo. Mescolare con la frusta ed aspettare che ricominci a bollire, lasciando poi cuocere finche` la parte solida e la liquida non si separino. Infine si puo` spolverare con spezie a piacere




Data inserim : 01/08/2003


Le Ricette Medioevali del Comitato

Torta d'aglio

Ingredienti
Pasta brisee` - 250 grammi di farina - 120 grammi di burro -sale e acqua in proporzione - Ripieno: 5 teste d'aglio - 200 grammi di pancetta fresca o salata - 300 grammi di pecorino fresco o di formaggio tipo raveggiolo ben sgocciolato e strizzato - 3 uova -80 grammi di uova passa - 1 decina di stigmi di zafferano - sale (se la pancetta non è salata, o non lo è abbastanza) - Miscela di spezie in polvere: un cucchiaino da caffè ciascuno di : chiodi di garofano, noce moscata, cannella, zenzero, pepe.

Toy li agli e mondali e lessali; quando sono cocti meteli a moglio in acqua freda e poy pistali e metili zafarano e formazo assay che sia fresco e lardo batuto e specie dolze e forte e distempera con ova e mitili ova passa e poi fa la torta .
Prendi gli agli, sbucciali e lessali; quando sono cotti, mettili a bagno in acqua fredda. Poi schiacciali, aggiungi lo zafferano e molto formaggio fresco, lardo battuto e spezie dolci e forti. Stempera con uova e aggiungi uva passa. Poi fai la torta.

Procedimento
Preparare la pasta alcune ore prima o anche la sera precedente, e conservarla in luogo fresco. Sbucciare l' aglio e cuocerlo in acqua bollente per 1/4 d' ora. Scolare e mettere a bagno in acqua fredda. Pestare gli spicchi d' aglio cotti e aggiungervi il formaggio, il lardo già tritato, le spezie, lo zafferano, le uova e l' uva passa lavata. Lavorare fino a ottenere un impasto liscio. Stendere una sfoglia di pasta e foderare una teglia. Versare il ripieno, coprire con una seconda sfoglia chiudendo bene i bordi. Cuocere in forno caldo (200°) per 45-60 minuti.




Data inserim : 01/08/2003


Le Ricette Medioevali del Comitato

Minestra de ciceri, fagioli et erbette

Ingredienti
200g. di ceci - 1 cucchiaio di farina - 2 cucchiai d'olio d'oliva - 10 grani di pepe macinato grossolanamente- ½ cucchiaino di cannella in polvere - salvia - rosmarino - gambi di prezzemolo - sale

Per farne octo menestre: togli una libra et meza tra ciceri e fagioli et lavali con acqua calda e ponili in quella casseruola dove gli vorrai cocere et che siano sciutti et mettevi meza oncia di farina cio’ del fiore, et mettevi pocho olio et bono, et un pocho di sale, et circha vinti granelli di pepe rotto, et una poca di cannella pista, et mena molto bene tutte queste cose inseme con le mani. Dapoi ponili tre bocali d' acqua et una pocha di salvia, et rosmarino, et radici di petrosillo, opure ortiga et fagli bollire tanto che siano consumati a la quantitade di octo menestre. Et quando sono quasi cotti mittivi un poco d' aglio. Et se lo brodo si facesse per ammalati non gli porre ne’ olio ne’ spetie.
Per fare otto piatti: prendi una libbra e mezzo tra ceci e fagioli e lavali con acqua calda, scolali, e mettili nella casseruola che vorrai usare per cuocerli. Aggiungi mezza oncia di farina cio’ di fior di farina, un po' di olio buono, un po' di sale e circa venti grani di pepe spezzettati, un po' di cannella macinata, quindi mescola bene con le mani tutte queste cose insieme. Aggiungi poi tre boccali d'acqua, un po' di salvia, rosmarino e radici di prezzemolo oppure di ortica e falli bollire fin quando siano ridotti al quantitativo di otto piatti. E quando sono quasi cotti versaci un po' d'olio. E se si prepara la minestra per dei malati non metterci ne’ olio ne’ spezie

Procedimento
La sera prima: lavare i ceci e fagioli (assicurarsi che l'acqua non contenga troppo calcare, altrimenti i ceci cuociono male e restano duri). Metterli a bagno in acqua tiepida per tutta la notte.
Il giorno stesso: mescolare farina, olio, pepe e cannella in un pentola capiente. Aggiungere i ceci e mescolare ancora una volta con le mani. Ricoprire con acqua fredda. Portare a ebollizione. Aggiungere salvia, rosmarino e prezzemolo. Far bollire circa 2 ore (ma dipende dalla qualita` dei legumi) a fiamma bassissima. Infine salare.




Data inserim : 01/08/2003


Le Ricette Medioevali del Comitato

Brodo di ceci rossi

Ingredienti
200g. di ceci - 1 cucchiaio di farina - 2 cucchiai d'olio d'oliva - 10 grani di pepe macinato grossolanamente- ½ cucchiaino di cannella in polvere - salvia - rosmarino - gambi di prezzemolo - sale

Brodo de ciceri rosci :Per farne octo menestre: togli una libra et meza di ciceri et lavali con acqua calda e ponili in quella casseruola dove gli vorrai cocere et che siano sciutti et mettevi meza oncia di farina cio’ del fiore, et mettevi pocho olio et bono, et un pocho di sale, et circha vinti granelli di pepe rotto, et una poca di cannella pista, et mena molto bene tutte queste cose inseme con le mani. Dapoi ponili tre bocali d' acqua et una pocha di salvia, et rosmarino, et radici di petrosillo, et fagli bollire tanto che siano consumati a la quantitade di octo menestre. Et quando sono quasi cotti mittivi un poco d' aglio. Et se lo brodo si facesse per ammalati non gli porre ne’ olio ne’ spetie.
Per fare otto piatti: prendi una libbra e mezzo di ceci e lavali con acqua calda, scolali, e mettili nella casseruola che vorrai usare per cuocerli. Aggiungi mezza oncia di farina cio’ di fior di farina, un po' di olio buono, un po' di sale e circa venti grani di pepe spezzettati, un po' di cannella macinata, quindi mescola bene con le mani tutte queste cose insieme. Aggiungi poi tre boccali d'acqua, un po' di salvia, rosmarino e radici di prezzemolo e falli bollire fin quando siano ridotti al quantitativo di otto piatti. E quando sono quasi cotti versaci un po' d'olio. E se si prepara la minestra per dei malati non metterci ne’ olio ne’ spezie

Procedimento
La sera prima: lavare i ceci (assicurarsi che l'acqua non contenga troppo calcare, altrimenti cuociono male e restano duri). Metterli a bagno in acqua tiepida per tutta la notte.
Il giorno stesso: mescolare farina, olio, pepe e cannella in un pentola capiente. Aggiungere i ceci e mescolare ancora una volta con le mani. Ricoprire con acqua fredda. Portare a ebollizione. Aggiungere salvia, rosmarino e prezzemolo. Far bollire circa 2 ore (ma dipende dalla qualita` dei legumi) a fiamma bassissima. Infine salare.




Data inserim : 01/08/2003


Le Ricette Medioevali del Comitato

Carbonata

Ingredienti
12 fette sottili, ma anche di piu` se sono piccole, di pancetta, prosciutto crudo o lardo magro salato 1 cucchiaino di zucchero - il succo di 2 limoni o 2 arance amare oppure 7 cl. di aceto - 1 cucchiaino di prezzemolo -1/4 di cucchiaino di cannella

Togli la carne salata che (sia) vergellata di grasso et magro insieme, et taglia im fette, et ponile accocere ne la padella et non le lassare troppo cocere. Dapoi mittele in un piatello et gettavi sopra un pocho di zucchero, un pocha di cannella, et un pocho di petrosillo tagliato minuto. Et similmente poi fare de summata o presutto, giongendoli in scambio d' aceto del sucho d'aranci, o limoni, quel che piu piacesse, et farratte meglio bevere.

Prendi della carne salata filettata di grasso e magro. Tagliala a fette e passala in padella senza far cuocere troppo. Disponile quindi su un piatto e cospargile con un po' di zucchero, un po' di cannella e un po' di prezzemolo tagliato fine. Nello stesso modo puoi preparare la lombata di maiale salata o il prosciutto, aggiungendo al posto dell'aceto del succo d’arancia o di limone, a seconda di quel che ti piace di piu’; e questo ti fara’ bere di piu’.

Procedimento: far dorare leggermente la pancetta in una padella senza aggiungere grassi. Mettere da parte su un piatto di portata pre-riscaldato. Aggiungere nella padella lo zucchero in polvere, mescolare con un cucchiaio di legno e aggiungere subito l'aceto e il succo di limone o di arancia. Portare a ebollizione, aggiungere il prezzemolo tritato fine, la cannella in polvere, bollire ancora un istante e versare sulle fette di carne




Data inserim : 01/08/2003


Premessa

Il Monte CALISIO - Caratteristiche

Il Monte Calisio appare come un complesso montuoso unitario, di forma quadrangolare, geograficamente ben limitato da quattro incisioni vallive percorse dal Fiume Adige a ovest, dal Torrente Avisio a nord, dal Rio Silla a Est, dal Torrente Fersina a sud. Un ripida parete calcarea si erge a nord della Citta di Trento, ospitando sulle sue pendici collinari basali numerose frazioni del capoluogo. Sede già dal medioevo del più importante distretto minerario del Principato Vescovile Tridentino, possedeva centinaia di cunicoli minerari (chiamati “canope”) alcuni dei quali visitabili tutt’oggi. Il territorio montano rientra nei territori amministrativi di quattro comuni: Trento, con due circoscrizioni di Meano e Argentario, Albiano, Civezzano e Fornace.

Il Monte Calisio, o come viene chiamato localmente Monte Argentario, racchiude in se una storia millenaria molto interessante che parte dai primi insediamenti preistorici (sito preistorico pluristratificato del Riparo Gaban), romani (antico tracciato della Via Imperiale Claudia Augusta Altinate), per proseguire con le attività che a partire dal Medioevo hanno sfruttato in maniera sistematica le sue risorse naturali. E proprio su questo filone minerario, l’Ecomuseo basa il suo elemento fondamentale percorrendo Mille anni di storia mineraria e estrattiva. Infatti dalle miniere d’argento, dette canope, cunicoli scavati da antichi minatori di origine germanica insediatisi in zona in epoca medievale, si passa alle cave di pietra calcarea, in località Pila di Villamontagna, con la quale, soprattutto in epoca rinascimentale, si è costruita la città di Trento. In epoca moderna si è assistito alla riapertura delle vecchie miniere d’argento per estrarre la barite. Attualmente sono ancora operanti le cave di porfido nella zona dei comuni di Albiano e Fornace, attività che assicura reddito e benessere alle popolazioni.

Queste tracce sono tutte visibili e riscontrabili sul territorio attraverso visite guidate organizzate dai vari enti gestori. Ma altri elementi sono presenti e visibili sul territorio offrendo un interessante e variegato panorama storico, naturalistico e culturale.
Ancora presenti sono i resti delle vecchie calcàre, delle fortificazioni militari risalenti alla prima guerra mondiale, della passata viabilità. Preziosi sono gli elementi monumentali presenti sul territorio e che contraddistinguono i villaggi posti attorno al rilievo montuoso.
Per non accennare poi agli elementi naturali quali l’esistenza di un bosco da sempre fortemente sfruttato ma che la natura ha avuto la forza di rigenerare, l’esistenza di alcuni biotopi, la caratteristica formazione geologica che pone a fianco rocce eruttive e rocce sedimentarie.

L’argento del monte CALISIO

Il giacimento del Calisio si estendeva per molti chilometri quadrati e in alcuni punti era addirittura affiorante in superficie.
Ciò favorì subito i minatori del primo periodo medioevale che trovarono presto le tracce residue delle escavazioni di epoca romana e che non potevano ancora disporre delle abilità tecniche affinate successivamente per perforare in più profondità.
Le mineralizzazioni consistono principalmente di galena (un solfuro di piombo) anche se nelle rocce del Calisio sono pure presenti minerali di rame, zinco, gesso e barite (quest’ultima oggetto di sfruttamente anche in epoca industriale fino a pochi decenni fa). La percentuale di argento ricavabile dalle rocce del Calisio era però fra le più alte d’Europa e ciò alimento in breve tempo una vera e propria “corsa all’argento”. Si presume infatti che tra pozzi verticali ed orizzontali (cadini e canope) siano presenti in numero superiore a 20.000, oggetto di un approfondito studio documentato dalla sezione SAT locale.

Primiero

L’attività mineraria ha caratterizzato fortemente la storia, gli usi ed i costumi della valle di Primiero. Nel corso del Xv e del XVI secolo essa costituì la prima voce dell'economia locale, contribuendo a far conoscere il nome di Primiero anche all'esterno dei confini del Tirolo. Le prime notizie sullo sfruttamento di alcuni filoni risalgono al 1300, quando in seguito alla scoperta degli affioramenti, l’industria mineraria prese a muovere i primi passi. Per uno sviluppo maggiore e sistematico si sarebbe dovuta attendere la metà del 1400, allorché definite le immense ricchezze della zona, la valle assisté ad una intensa immigrazione di maestranze provenienti dalla Boemia, dal Tirolo e dalla Svevia. Da un manoscritto del 1649 si legge che nel 1464 erano in opera in Primiero 500 cunicoli, che vomitavano argento, rame, piombo argentifero, oro, e più di 100 officine poste agli sbocchi d’ogni valle sudavano a preparare metalli. Nel 1464 erano addetti al lavoro delle miniere di Primiero 3.000 operai.

Schwaz

Nel Medioevo Schwaz era il centro minerario dell'Europa, la “Madre di tutte le miniere”. L'industria mineraria veniva finanziata dai Principi, dalle aziende minerarie, dai minatori e funzionari. Caratterizzava lo sviluppo politico, economico, sociale e culturale del Tirolo. L' Arciduca "Sigismund der Muenzreiche", Sigismondo il Possessore di Monete, l'Imperatore Massimiliano e i Fugger, una famiglia ricchissima di Augsburg, erano importantissimi per la storia dell'industria mineraria. Nella fioritura della industria mineraria d'argento (Quattro e Cinquecento) Schwaz era la più grande metropoli dell'industria mineraria e la seconda città più grande (più di 20.000 abitanti) del regno degli Absburgo. l minatori di Schwaz avevano le migliori conoscenze nel loro campo.

Tirolo

La miniera di Schneeberg/Monteneve era la più alta d’Europa, con la più lunga storia estrattiva nell’ambiente alpino. Per circa 800 anni migliaia di minatori hanno estratto minerali preziosi come argento piombo e zinco dalla miniera che si estendeva attraverso più di mille gallerie e fosse, fino ad un’altezza di 2550 m.s.l.
Regnanti, Vescovi e potenti famiglie raggiunsero con le miniere grandi fama e ricchezza. L’argento estratto in zona portò il Tirolo ad occupare un rango privilegiato nel mondo allora conosciuto. Persino i Fugger, una delle famiglie di commercianti più potenti d’Europa, si stabilirono a Vipiteno accaparrandosi la maggioranza delle quote della miniera di Monteneve; Vipiteno porta ancora oggi il nomignolo di “cittadina dei Fugger”.

… album fotografico Monte Calisio ….




Data inserim : 01/08/2003

 

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© by Diego Silvello