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Il Borgo di Martignano
Premessa

Topograficamente la regione appare un saliente montano a semitronco di cono articolato su successivi terrazzi morenici che conformano un piano inclinato a terrazzamenti, fitti nella parte alta e bassa, più distesi e aperti nella mediana. A monte, i dirupi strapiombanti del M.Calisio con lembi di frana da crollo, proteggono la zona dai venti da nord. Rocciosi, poveri d'acqua, di composizione geologica sedimentaria con affioramenti di marne e di tufi vulcanici, larghi sedimenti morenici, i luoghi presentano una interessante compattezza ambientale. Osservando una carta geologica si possono meglio individuare le formazioni rocciose. Il largo altipiano che separa Martignano da Cognola presenta uno strato morenico e di coltri eluviali.

In esso emergono strati di scaglia rosssa e vulcaniti terziarie come basalti, brecce basaltiche e ialoclastiti. La scaglia rossa emerge massiccia, pulita dalla coltre sedimentaria, a valle di Martignano, verso Muralta e Pietrastretta. La scaglia rossa è un caclare marnoso, sossastro, facilemte sfaldabile in sottili scglie. E' originata dai grandi sedimenti formatisi circa 65 MA.

Nella zona delle Coste, già rinomata area di cave di pietra, come l'intera area a ridosso del Borgo di S.Martino, a Trento, della Cervara, di Muralta , a diretto contatto con la scaglia rossa si estendono le formazionii di rosso ammonitico e del biancone, rocce sedimentarie formatisi nella lenta sedimentazione del Cretaceo (135 MA). In quell' epoca geologica si formò così quella pietra calcarea sfrutata intensamente per la costruzione della città. Questo settore collinare è interessato da un modesto sistema idrografico rappresentato prevalentemente dal Rio Saluga, responsabile del conoide dove sorge il nucleo storico di Trento. Questo piccolo rio, dall' apparenza innocua, è stato incanalato in più punti in condotte sotterranee ed in cunettoni che ne hanno velocizzato lo scorrere. In periodi di pioggia insistente, si gonfia pericolosamente rendendolo responsabile degli allagamenti della sede stradale a Port'Aquila. Si rimpiangono allora le cosidette casse di espansione presenti nelle vallette lungo il suo percorso, come quella presso le Coste, occupate ed invase dagli insediamenti residenziali.

per altre notizie in merito, visita il sito
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Data inserim : 31/12/9999


Ambiente

Tra montagna e città. Dagli immediati sobborghi urbani alle porte della vecchia Trento murata. E la sintesi di questo percorso che da Martignano, passando per Cognola e le Laste, conduce in città attraverso un paesaggio che è fortemente mutato nell’arco di pochi anni. Una volta borghi periferici, autonomi, staccati dalla città, oggi assimilati ad essa diventandone quasi delle periferie "nobili".
l'ambiente percorso è quello pedemontano interessando proprio il piano basale del Monte Calisio, l'ondulato altipiano, un terrazzo morenico, che accoglie i centri di antica origine di Cognola, Martignano e ZelI.
Topograficamente la regione appare un saliente montano a semitronco di cono articolato su successivi terrazzi morenici che conformano un piano inclinato a terrazzamenti, fitti nella parte alta e bassa, più distesi e aperti nella mediana. A monte, i dirupi strapiombanti del Monte Calisio con lembi di frana da crollo, proteggono la zona dai venti da nord. Rocciosi, poveri d'acqua, di composizione geologica sedimentaria con affioramenti di marne e di tufi vulcanici, larghi sedimenti morenici, i luoghi presentano una interessante compattezza ambientale.
Osservando una carta geologica si possono meglio individuare le formazioni rocciose. Il largo altipiano che separa Martignano da Cognola presenta uno strato morenico e di coltri eluviali. In esso emergono strati di scaglia rossa e vulcaniti terziarie come basalti, brecce basaltiche e ialoclastiti.
La scaglia rossa emerge massiccia, pulita dalla coltre sedimentaria, a valle di Martignano, verso Muralta e Pietrastretta. La scaglia rossa è un calcare marroso, rossastro, facilmente sfaldabile in sottili scaglie. E originata dai grandi sedimenti formatisi circa 65 MA

Nella zona delle Coste, già rinomata area di cave di pietra, come l'intera area a ridosso del borgo di S. Martino, a Trento, della Cervara, di Muralta, a diretto contatto con la scaglia rossa si estendono le formazioni del rosso ammonitico e del biancone, rocce sedimentarie formatisi nella lenta sedimentazione del Cretaceo (135 MA). In quell'epoca geologica si formò così quella pietra calcarea sfruttata intensamente per la costruzione della città.
Questo settore collinare è interessato da un modesto sistema idrografico rappresentato prevalentemente dal Rio Salùga, responsabile del conoide dove sorge il nucleo storico di Trento. Questo piccolo rio, da Il' apparenza innocua, è stato incanalato in più punti in condotte sotterranee ed in cunettoni che ne hanno velocizzato lo scorrere. In periodi di pioggia insistente, si gonfia pericolosamente rendendolo responsabile degli allagamenti della sede stradale a Port' Aquila. Si rimpiangono allora le cosiddette casse di espansione presenti nelle vallette lungo il suo percorso, come quella presso le Coste, occupate ed invase dagli insediamenti residenziali.

La vegetazione arborea è quella tipica del piano vegetazionale collinare. E rappresentata dal bosco ceduo di caducifoglie termofile composto da un' associazione di Carpino nero, Orniello, Roverella, insistente infestazione di Robinia e Ailanto. Il paesaggio biologico riflette quindi la situazione geologica e climatica. Di particolare interesse botanico sono le coste aride con alcuni inserti di «pascoli steppici» con presenza di Terebinto, specie mediterranea, del Carpino e dello Spaccasassi. Indicatori ecologici della mitezza del clima sono anche gli Ulivi nel parco di Villa degli Ulivi ed il grosso Bagolaro addossato al muro di sostegno del giardino del convento delle Laste. O ancora le numerose essenze esotiche piantumate e cresciute nei lussureggianti parchi delle ville.
L'ambiente vegetale osservabile durante la percorrenza di questo itinerario è comunque fortemente alterato rispetto al suo sviluppo autoctono. La zona, infatti, è stata fortemente interessata dallo sfruttamento antropico che l'ha trasformata in frutteti e vigneti o in zone residenziali. Resta a messaggio del paesaggio botanico la ricchezza floristica riscontrabile al parco delle Coste, realizzato dal Comune di Trento alla fine degli anni Ottanta.
La realizzazione del parco, che è awenuta riempiendo e piantumando le vecchie cave dismesse delle Coste di Cognola, rappresenta un ambiente fortemente didattico illustrando la ricchezza floristica presente nella zona assumendo così anche un grande interesse dal punto di vista botanico. Vi sono presenti alcuni nuclei di bosco ceduo tipici del piano basale a determinante arida, arricchita, come naturalmente, dalla presenza del Terebinto. Interessanti sono anche i pascoli, formati da numerose specie erbacee di origine mediterranea e in parte di origine steppica.

La presenza umana e la conquista agricola e residenziale dell'area tra Martignàno e Cognola è segnata da due importanti momenti storici awenuti in epoche tra loro assai lontane riconducibili al ritrovamento del sito mesolitico del Riparo Gabàn e alla costruzione del Convento carmelitano delle Laste. Questo senza dimenticare, in epoca intermedia, il transito dell'importante tracciato stradale della strada imperiale romana Claudia Augusta Altinate.

In una vallecola tra le rocce a ovest di Martignano, nel 1969 venne rinvenuto un insediamento umano riparato da un tetto di roccia risalente al Mesolitico e con evoluzione nelle epoche successive. Nel corso di una serie di campagne di scavi awenute tra il 1969 ed il 1974 indette dal Museo Tridentino di Scienze Naturali sono state rinvenute numerose testimonianze d'arte neolitica d'importanza europea come alcune veneri, tra cui la cosiddetta «Venere del Gabàn», ossi incisi con figure geometriche e antropoformi, un idoletto di pietra, uno strumento musicale di osso intarsiato. L'importanza del ritrovamento resta comunque nella conferma della coltura preistoriale awenuta negli altri ritrovamenti della Valle dell' Adige presso Trento di Romagnano, di Zambana e del Pradestel.

L'altro importante momento per la conquista di questa plaga collinare è stata la costruzione del convento dei Carmelitani scalzi sulla collina delle Laste. La sua costruzione rappresentò un ruolo di stimolo per lo sviluppo urbano della fascia collinare immediatamente a ridosso di Trento e le premesse per la conquista agricola-residenziale dell'intero settore collinare tra la cittàed i villaggi. La sua presenza, al pari del convento dei Francescani Riformatori alla Busa, esercitò una spinta ali' allargamento della zona extra-urbana e nel contempo stabilì un nesso tra città e regione collinare, non fosse altro per il richiamo prodotto sia dalla campagna come dalla città stessa.
Inoltre si insediò in una zona già di intensa frequentazione, presso i campi, le cave di pietra e soprattutto il piccolo santuario popolare delle Laste, riproducendo la forma urbana della proprietà recintata «di villa-maso» .


Oltre a queste due presenze importanti nella storia trentina, oltre che locale, altri momenti di grande interesse storico artistico sono incontrabili lungo il percorso come gli abitati di Martignàno e Cognola con i loro monumenti sacri e profani, le ville signorili sorte nelle amene campagne extracittadine, i grandi crateri delle cave di pietra, attività che ha contribuito alla costruzione della città di Trento. E ancora gli arredi minori come i capitelli, le strade tra i poderi e le proprietà delle ville nobili, il paesaggio ed il panorama che spazia ampio sull'intera conca di Trento e sulle montagne circostanti

Il percorso, di estrema facilità e comodità, prende le mosse dalla piazza di Martignàno raggiungibile con l'autobus urbano. Seguendo la S.P. del Vino N. 131 in direzione di Cognola, prima di giungere a S. Vito dove si può ammirare la piacevole parrocchiale dei Santi Vito, Modesto e Crescenza e la Villa già Travaglia, ora Fedrizzi, si entra nel magnifico parco delle Coste, vera attrazione non solo per botanici e naturalisti.
Dal parco delle Coste si scende al Convento delle Laste. Da qui, proseguendo per Via delle Laste e Via Salùga si giunge a Port' Aquila. Le strade percorse sono aperte al traffico veicolare che, anche se modesto, necessita della naturale attenzione.
Un'interessante variante è quella che da Martignàno conduce al Riparo Gabàn seguendo il percorso del Mesotrekking. Dal sito archeologico una comoda strada conduce a Melta di Gardolo. La prosecuzione del sentiero del Mesotrekking, che conduce ai Solteri ed in Via Piazzina, comporta il pericolosissimo attraversamento della S.S. della Valsugana.


Data inserim : 01/08/2003


Il Borgo

Il villaggio di Martignàno (m 390) è composto da due nuclei storici sovrapposti. La sua figura segue la scala dei ripiani poggiati al ç:alisio ed è adeguata all'originario sistema stradale. E terra di rocce, di morene, di viti, di querce, al cospetto dello spettacolo del Bondone e del Gaza-Paganella divisi dalla Bocca di Terlago.
Le case contadine, a nuclei compatti, movimentate da Il' apparato dei ballatoi, si avvicendano alle residenze nobiliari del passato e alle nuove costruzioni dei quartieri residenziali.
Martignàno ha due chiese. L'una, quella vecchia, dissacrata, dedicata a S. Isidoro. L'altra, quella nuova, dedicata a Maria Ausiliatrice. Entrambe, seppure con diverse modalità, sono indicative della storia di Martignàno perché contengono il senso della proprietà terriera privata di matrice urbana e l'impulso comunitario locale.

S. Isidoro (m 373) era all'inizio cappella nobiliare. Già nel XVII secolo, e per consolidata tradizione, vi si celebrava la messa festiva. Si trovava «lungo la Ranza», confinava con «il Spiazzol», faceva parte del complesso fondiario residenziale che dalla Ranza andava al Forno. Tale complesso, nel 1688 fu venduto da Francesco Guidotino da Trento ai fratelli Giacomo e Giovanni Antonio de Rovereti. Cappella e messa festiva ne seguirono le sorti. Altrettanto awenne allorché i de Rovereti vendettero i luoghi agli Altenburger. Gli Altenburger ricostruirono in bello stile barocco la cappella. La dotarono di campana, di altare di marmi castionesi, della pala della Madonna con Bambino, S. Isidoro e angeli firmata «... a Rosa» e datata 1768. La arricchirono di stucchi e di una sobria decorazione pittorica.
Queste cose furono documentate nel 1837 dal barone Luigi Altenburger in occasione della vertenza insorta con il curato di Cognola e nella quale intervennero il Comune di Cognola, il Magistrato consolare di Trento e l'Ordinariato vescovile.
La facciata della chiesa espone sopra il portale a lunetta con conchiglia lo stemma degli Altenburger. Il campanile è a vela ed è sormontato da cuspide a cipolla. In origine la chiesa era collegata alla casa nobile accanto. In seguito divenne chiesa curaziale. Fu abbandonata quando entrò in funzione la nuova parrocchiale e fu annessa nel 1953 alla Scuola materna.
Sulle antine dei due armadietti a muro della parte absidale, ignoto segnò con il lapis i nomi delle persone morte e taluni awenimenti connessi alla chiesa. Ecco alcuni esempi:
«ai 13 aprile 1884, comperato le corde» (della campana); «ai 27 Marzo 1888 è morto Dott. Medico Bertamini»; «li 1 Genajo 1890 è morto Sign. Curato di Cognola» (don Giovanni Maistrelli da Tassullo); «il 15Aprile 1891 è morto Isidoro Leveghi»; «li 26 Giugno 1891 è morto Giuseppe Boler d'anni 82»; «li 20 luglio 1892 è morto Angelo Mazzalai»; «li 21 maggio 1896 Morto Sign. Barone Menghin a Rovereto»; «Furlani Emilio Pittore Povo».
Fin al 1940 i funerali partivano da S. Isidoro diretti, con corte a piedi, al cimitero di Cognola. I morti venivano portati a spalla. Una delle campane di S. Vito sarebbe stata donata dalla comunità di Martignàno per suonare l' «agonia». Così si racconta


Il palazzotto di fronte alla chiesa fu dei Guidotino, de Rovereti, degli Altenburger. L'allineamento delle case vicine ne ripete, sebbene con modestia, gli schemi cinquecenteschi

… album fotografico di Martignano ….


Data inserim : 01/08/2003


La Chiesa nuova

La chiesa nuova (m 390) si trova nella parte alta _el paese, sulla via oggi intitolata a Don Leone Serafini. E inserita, in uno slargo, tra la cortina di case sei-settecentesche del Dosso. La lapide a Iato del portale maggiore è in onore di don Leone Serafini (1903-1955) «primo parroco di Martignàno» che «eresse questa chiesa». Fu fatta affiggere dal «suo popolo nel V anniversario della morte».
Le altre tre lapidi presso la porta laterale sud sintetizzano la vicenda sacra del villaggio come la contribuzione data per l'erezione della chiesa da Papa Pio XII, Alcide Degasperi, Regione TrentinoAlto Adige, Comune di Trento; la rimembranza dei diciannove caduti della guerra 1914-18 e dei cinque dispersi in guerra 1940-45; quella che ricorda don Leonardo Bertolazzi da Torbole che per 52 anni, dal 1856 al 1908, si occupò della cura d'anime di Martignàno e dei suoi successori don Francesco Cimarolli primo curato (1909), don Luigi Odorizzi (1910), don Angelo Avancini (1914-18), mons. Giovanni Battista Zorzi (1919-35), don Leone Serafini.

foto by Luciano Imperadori


L'epigrafe annota altresì la donazione del!' edificio della canonica da parte del barone Giobatta Sardagna nel 1842, la fondazione del beneficio fatta dal cav. Marsilio de Mersi nel 1852, la dotazione della parrocchia avvenuta nel 1938.
Questa piccola storia epigrafica di villaggio a contatto con la città, trova rispondenza nel!' arredo della chiesa: i battenti delle porte laterali scolpiti da Mario Coraiola, le due tele presbiteriali dipinte da Matteo Tevini nel 1940, gli angeli absidali affrescati da G. Trainini nel 1952, la statua della Madonna posta nella cornice marmorea barocca sormontata dal bassorilievo del Padre Eterno qui portata dalla vecchia chiesa, la pietra dello zoccolo del!' arco santo con segnati l'anno di erezione, 1946, e l'anno di consacrazione, 1950.


Un'altra cappella (m 369) completa il paesaggio sacro di Martignàno. Seguendo la strada piana del Forno, dalla chiesa di S. Isidoro verso il cimitero, si incontra un piccolo edificio. Era la «cappella pubblica» di Casa Angeli e fu edificata nel 1745. Il portale ad arco a pieno sesto a Iato dava accesso al brolo. Il campaniletto a vela accoglieva una campana. L'interno era decorato a fresco come suggerisce illacerto policromo raffigurante un angelo. Cappella, il cui tetto è ricoperto in lastre di porfido, portale, muro, maso vicino vigilato da un cipresso, strada tra muri che scende al Maso che fu degli Alberti e prosegue per Piazzina, propongono uno scorcio già comune alla collina trentina.





Data inserim : 01/08/2003


Chiesa di S. Isidoro

Il borgo di Fossola sorse nei secoli scorsi nella valle ai piedi del Castello di Moneta; la sua economia era strettamente legata all'agricoltura, per questo motivo venne eletto patrono S. Isidoro, il Santo contadino, già venerato in numerose altre località del carrarese. La festa del santo ricorre il 15 maggio, ed in quest'occasione gli abitanti di Fossola adornano la facciata della chiesa parrocchiale con una ghirlanda composta con i prodotti dei campi.
S. Isidoro, patrono di Madrid e titolare della cattedrale della capitale spagnola, nacque nei pressi di questa città verso il 1080 da umili genitori, che lo educarono alla pratica delle virtù cristiane. Era un povero contadino, e si meritò la santità zappando la terra di un ricco possidente.
Fu sempre legato al lavoro e alla chiesa: ogni mattina Isidoro si recava in chiesa a pregare, così il lavoro gli sembrava più leggero. Più volte fu vittima dell'invidia degli altri operai, che lo accusavano presso il padrone di trascurare il lavoro per dedicarsi alla preghiera, ma Isidoro perdonava con pazienza le calunnie e Dio faceva fruttare il suo lavoro in modo straordinario. Il padrone, recatosi nei campi per rendersi conto di quanto accadeva, vide creature angeliche che aravano il campo, mentre Isidoro era assorto in preghiera. Commosso, donò tutte le sue terre al povero contadino. Intorno a lui fiorivano i miracoli: la terra produceva in modo straordinario; il grano rendeva oltre ogni aspettativa; durante una prolungata siccità, affondando la vanga nel terreno, fece zampillare una limpida fonte.

La vita di Isidoro e della moglie, donna onesta e religiosa come lui, costituisce un modello di fedeltà agli impegni del lavoro e di pratica delle virtù cristiane, soprattutto della preghiera e della carità verso i poveri, con i quali sempre divise tutto ciò che possedeva.
Isidoro morì verso il 1130, ma la fama della sua santità continuò a lungo. Filippo II, re di Spagna, ricorse alla sua intercessione per guarire da una grave malattia; ottenuta la grazia perorò la causa della santificazione di Isidoro presso il Papa, e Gregorio XV lo canonizzò il 25 maggio del 1622.
Il culto del Santo è molto diffuso anche nella Bretagna, nel Tirolo, in Francia e nella Baviera, presso comunità con tradizioni contadine. Isidoro è generalmente raffigurato come un umile contadino e vengono rappresentati spesso episodi significativi della sua vicenda terrena.
Il suo culto era vivo, in passato, in tutta la zona di Carrara; un altare a lui dedicato era stato eretto in Duomo nel 1639, collocato alla destra della porta di S. Giovanni, sulla parete dove è dipinta la Beata Vergine del Soccorso; tale altare fu tolto nel 1947.
Attualmente il culto è ancora praticato nella frazione di Fossola, nella cui chiesa parrocchiale si può ammirare un bellissimo altare, dedicato al santo, ricco di immagini e simboli della generosità della terra.
Due bellissimi angeli sorreggono la mensa, su cui è collocato un tabernacolo, adorno di testine d'angelo, foglie e frutta ben scolpite.
Sopra la mensa un grande altorilievo in marmo, opera dello scultore Giovanni Antonio Carusi-Cibej, rappresenta S. Isidoro nell'atto di far zampillare una fonte dal terreno; vicino a lui un cavaliere in preghiera; sullo sfondo due angeli all'aratro (dipinti anche sulla porta del tabernacolo). Sopra questi, tanti angioletti in gloria, uno dei quali regge su una mano il castello di Moneta e con l'altra un nastro con la scritta "UT CUSTODIAT". Nell'angolo inferiore destro è incisa la data: MDCCXIII (1713) ed i nomi del rettore della Chiesa, dei costruttori di questa e dell'autore dell'altorilievo.
Al di sopra di questo, sorretto da due colonne di marmo, un timpano marmoreo a lunetta, reca scolpiti in grande abbondanza i frutti della terra.
Il 15 maggio, giorno della ricorrenza del Santo, la solenne celebrazione religiosa è accompagnata a Fossola da varie iniziative popolari; tra queste la più antica è quella del "Mazzolino di S. Isidoro".
Si tratta di un disco di compensato del diametro di circa un metro, sul quale vengono fissati, con l'aiuto di fili di ferro, tutti i prodotti dei campi: frutta, verdura, prodotti dell'orto, spighe di grano, olio, uva, uova, pane, ecc. (foto n.26). In passato si conservava ad ogni stagione qualche frutto della terra "per il mazzolino"; oggi, dicono le donne del paese, si trova tutto fresco in ogni stagione. Raccontano, ancora, che fino a qualche anno fa il fratello del parroco girava per le case con una cesta, e le famiglie donavano qualcosa per comporre il mazzolino; oggi l'incarico della confezione è attribuito ad una famiglia, ma ad essa concorrono ancora diversi abitanti. Il "mazzolino" viene esposto sulla facciata della chiesa, appoggiato alla balaustra della vetrata che sovrasta il portale d'ingresso, e benedetto dopo la celebrazione religiosa.
Tale rito vuole significare riconoscenza a Dio per la fertilità dei campi concessa ed, insieme, richiesta di benedizione per il lavoro futuro.

… album fotografico dedicato alla chiesa di S.Isidoro ….


Data inserim : 01/08/2003


Al Crosaròl …

AI Crosaròl termina Via don Leone Serafini, inizia Via Bellavista che scende a Trento e vi giunge Via del Forte. Nello spazio verde a ridosso delle case, presso il 005 de lo Rachele, già occupato da un ciuffo di noci, è stata collocata la composizione astratta del monumento dei caduti.
Superata la stretta tra le case si apre la piazza di Martignàno. Ai margini della piazza, Via Formighéta, crocicchio di vecchie strade, c'era una fontanella di pietra e l'edicola del Crocifisso adombrata da due Ippocastani. La rettifica stradale ha stravolto questo piccolo ambiente. La fontanella è stata distrutta, l'edicola spostata presso la Scuola Materna.
Il Crocifisso ligneo del!' edicola è buon lavoro settecentesco. La cancellata che lo protegge è di ferro battuto. Sulle pareti interne è murata la lapide posta nel!' «anno del fanciullo» del 1970.
Un vasto slargo pavimentato in cubetti di porfido si estende tra la strada e la "Casa sociale", recentemente restaurata. Questo slargo è diventato la Piazza di Martignàno. Una nuova fontana in pietra è stata collocata ai margini, lo spazio è arredato da panchine ed è utilizzato per manifestazioni e feste paesane.

vecchia abitazione all'ingresso del paese


Data inserim : 01/08/2003


La Piazza

La piazza della scuola è stata dedicata a Giuseppe Menghin «benefattore di Martignàno, 1852-1925». La sua disposizione è esterna rispetto ai nuclei storici. Il suo disegno sembra conseguente all'allineamento stradale di vecchie residenze di villa, quali Villa Sardagna con parco, e casa ex-Manci, in combinazione con l'aggregato posto sulla Formighéta e perfezionato nel secondo dopoguerra dall'edificio scolastico. La casa che a monte chiude il quadro, all'inizio delle Costiòle, è esempio di dimora rustico signorile del passato: il portale di sud dà accesso alla corte, il portale di nord agli avvolti, la scala esterna sale al piano abitativo, il grande poggiolo di pietra è poggiato su modiglioni. Il cason delle Costiò/e ne ripete la concezione.

la piazza …


Data inserim : 01/08/2003


La parte nuova e vecchia

La cintura dei nuovi quartieri è realtà avulsa, estranea, al villaggio, anche se le due presenze vanno lentamente compenetrandosi quale composizione contemporanea di paesaggi urbani. L'area sulla quale si estende il vasto complesso a valle dei Bolleri fu nel 1978 motivo di un movimentato braccio di ferro tra i contadini proprietari del terreno e le cooperative edilizie forti di una legge provinciale. Il complesso è allineato su un terrazzo panoramico. E un po' il simbolo della fase storica e sociale recente, di quando la città pareva rifiutare il suo naturale ruolo abitativo per rovesciarsi negli spazi fino allora con rigore riservati ali' agricoltura.

Il vecchio ed il nuovo si alternano sul piano e sulla costa. AI margine dei vigneti, al di sopra della rampa della «Strada del vino», ci sono le due case affiancate del Mas. La fattoria e la residenza di villa. Furono dei Del Monte, dei Mersi, dei Menghin, dei Taxis. Oggi sono sede di un' azienda agricola e denominate Maso Martis. La cancellata in ferro battuto si apre sul giardino antistante il prospetto di mezzogiorno, quello nobile, dove c'è la cappella settecentesca.

il centro del paese, così com'era….


Data inserim : 01/08/2003


Il Parco delle Coste

Il parco delle Coste (m 398-340) occupa le cave di pietra delle «Laste delle Coste». L'ambiente di cava racchiude un importante spezzone della storia della città. In contestazione con il Comune di Cognola, il Magistrato di Trento le dichiarò nel 1864 «civiche petraje», vale a dire proprietà urbana.
E proprietà urbana lo è tuttora, anche se i crateri di cava sono trasformati in un suggestivo quanto interessantissimo parco urbano. L'attività estrattiva terminòdefinitivamente negli anni Cinquanta lasciando un martoriato ambiente cosiddetto "di cava" privo tuttavia dei numerosi "elementi d'arredo" che caratterizzano le cave di Pila. Delle costruzioni monumentali resta il grande ponte in pietra con le imposte poggiate sulla roccia che assicura la continuità alla strada che conduce al podere della Villa de Lutterotti.
Il brullo paesaggio delle cave è stato trasformato in un vasto parco pubblico alla fine degli anni Ottanta dal Comune di Trento. L'area a parco si estende per 42.000 mq offrendo numerosi e diversificati ambienti, alcuni artificializzati, atti ad interessanti esperienze didattiche. Così si è costruito uno stagno, impermealizzando un sito già in parte acquitrinoso, creando "l'ambiente umido". Alcuni altri luoghi sono stati trasformati in parco giochi, altri invece in piacevoli angoli di relax. Una caratteristica toponomastica, costruita conrnomi deduttivi o di fantasia, classifica tutti i luoghi del parco. Ad esempio, la costa presso l'accesso dal Maso Nicodèmo, prende il nome di Scarpata delle Roverelle, la radura dove è raccolto lo stagno Conca Arata, la valletta stretta tra la china e la strada per Villa de Lutte rotti viene chiamata Valle del Riposo. Le bacheche poste agli ingressi del parco ne riproducono la planimetria completa di tutti i toponimi.
L'interesse particolare per il parco, oltre owiamente all'utilizzo suo proprio, è botanico. Vi sono presenti alcuni nuclei di bosco ceduo tipici del piano basale a determinante arida qui arricchite dalla presenza del Terebinto. Interessanti sono pure i pascoli, formati da numerose specie erbacee di origine mediterranea ed in parte di origine steppica localizzate in base ali' esposizione ed ai conseguenti microclimi.
Fra le specie più comuni si devono ricordare alcune graminacee come la Koeleria gracilis, la Bromus erectus, la Andropogon ischaemum e l'ombrellifera Eryngium amethystinum chiamata in dialetto spini de S. Roc.
Fra le specie di origine steppica sono da citare la Festuca sulcata, la Silene otites, la Veronica spicata e la Pulsatilla montana. Quest'ultima, dai grandi fiori di colore violetto, è una delle specie più belle e vistose. Comune un po' ovunque è l'Assenzio, chiamato più comunemente Menemaistro.
Tra le essenze arboree, rappresentanti nella gran parte le specie del piano collinare, sono presenti numerose associazioni raccolte in base a particolari ambienti morfologici e microclimatici. La presenza del Carpino nero è particolarmente concentrata nel Bosco Carpino, la china che delimita la Valle Rocce Tricolori. Qui si concentra anche la presenza dell'Ornielio presente numeroso anche alla Giungla di Ornielli e sul lungo crinale roccioso che delimita ad oriente il parco. Su questo crinale, chiamato Scarpata Quercia, sono particolarmente presenti anche la Roverella, il Pino nero ed il Terebinto. Esemplari di Pino strobo sono concentrati presso il Labirinto.
Un po' ovunque sono presenti numerose altre essenze come la Betulla, il Pioppo, il Salice, il Nocciolo,il Faggio, l'Olmo, il Bagolaro e numerosissime altre specie.





Data inserim : 01/08/2003


Il riparo Gaban

Un interessante passeggiata è quella che da Martignano conduce al Riparo Gaban (mt 260) seguendo la indicazione del sentiero del Mesotrekking. Si tratta di un grande riparo sottoroccia ai margini di una valletta caratterizzata da una favorevole esposizione e condizioni climatiche. Fattori questi che hanno indubbiamente avuto un ruolo importante consentendo il succedersi di una lunga e pressochè ininterrotta serie di stanziamenti preistorici.
Durante le campagne di scavo avviate dal Museo Tridentino di Scienze Naturali nel 1969, si ricostruirono le complesse vicende storiche che coinvolsero la morfologia della valletta. Dopo uno strato di terreno agrario sterile compare un livello piuttosto consistente che raggiunge il metro e quaranta di profondità contenente vari resti preistorici rimaneggiati e mescolati, risultato dei lavori di livellamento della campagna. Sotto inizia il primo complesso di strati di frequentazione riferibile al Bronzo Medio e quindi al Bronzo Antico, formatosi in un lasso di tempo che va dal 1400 al 1800 a.C. Tale strato raggiunge la profondità di 3,20 mt.
Più sotto, fino a 3,80 mt, si hanno gli strati della tarda Età del Rame, riferibili grosso modo al 1900 - 2200 a.C. In questo strato compaiono le profonde ristrutturazioni del riparo con la conseguente asportazione dei livelli del tardo Neolitico, del Neolitico Recente e del Neolitico Medio. Al Primo Neolitico si riferiscono gli strati inferiori, fino a 4,50 mt di profondità (4000 - 4500 a.C.) Infine, su una potenza di circa 3 mt, si articolano i livelli della successione mesolitica attribuibili a 4500 - 8000 a.C.


Data inserim : 19/06/2005

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