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25 compleanno del circolo anziani El Capitel

Superati 600 soci, c'è anche un ultracentenario …

TRENTO. Festa grande per i1 25° del Circolo pensionati e anziani El Capitel di Martignano. Ieri nella sede del Circolo c'erano tutti: dal parroco don Giorgio agli assessori comunali Violetta Plotegher e Renato Pegoretti detto "il compaesano", il rappresentante provinciale Giorgio Casagranda compreso. Un evento importante dunque a sottolineare l'appeal dei vecchi "Martignani: 656 soci di cui 400 donne e gli altri uomini compreso il socio ultracentenario.

Fatto sta che Il Capitel nel novero dei vari circoli provinciali si distingue per la versatilità camaleontica. Fanno di tutto e bene e vivacemente: attività editoriale e culturale, corsi di ginnastica, il Natale e il Carnevale dell'anziano, le passeggiate e le scampagnate dentro e fuori porta per non dire oltreconfine in Francia, a Salisburgo, Praga, il soggiorno , termale a Ischia e quelli marini: la castagnata, il telefono d'Argento e altro.

Sono una forza della natura che dispone di un'apposita incaricata Enue Roccabruna per l'assistenza agli ammalati. Certo le spese sono conformi agli impegni assunti, non bastasse la sponsorizzazione della missione di don Gianni e il contributo alle magre finanze di don Giorgio con il restauro del crocefisso del capitello, e gli anniversari di matrimonio e le visite a domicilio dell'infermiera e le adozioni a distanza. Gli arzilli "Martgnani" pubblicano da sedici anni pure un mensile "EI Capitel". Direttore responsabile: quel Mario Battistata autore del saggio "Chiesa dell'Ausiliatrice - Martignano -1950 - 2005". Il libro, un'interessante, indagine sulla Chiesa dell' Ausiliatrice, è stato presentato ieri

Estratto dal quotidiano "Trentino" di Domenica 16 ottobre 2005 (articolo di i.p.)


La festa per i 25 anni dalla fondazione (foto Panato)


Data inserim : 23/10/2005


Sono un creativo equo e solidale

Intervista a Armando Stefani

TRENTO. Tremembé è un borgo di pescatori nello Stato del Cearà, Nord-est del Brasile. Fortaleza, meta di turisti sporcaccioni, che ogni settimana s'imbarcano sull' «aereo del sesso» in partenza da Milano, è a quattro ore di macchina. Armando Stefani vi approdò con la moglie Anna Caola e il figlioletto Andrea nel '91 e rimase folgorato dalle spiagge bianche e turbato dalla modestia delle condizioni di vita. Tremembé gli cambiò la vita.

Nella bella biblioteca dell'Istituto d'arte, dove Stefani fa l'insegnante di sostegno, una professoressa di filosofia sta interrogando tre studenti presentatisi spavaldi con i walk-man alle orecchie. Stefani è un bel signore di 52 anni, reduce da un trionfo: le Cene dell'altro mondo. Diecimila persone che a Martignano per tre sere hanno onorato il Sudamerica: un happening di suoni, cibi e cultura. Con un presentatore trentino-carioca che, citando Jorge Amado, urlava al microfono: «Dio è brasiliano». Samba e sangria per far conoscere ai troppi distratti le tremende contraddizioni del Terzo mondo.
Stefani, ex contestatore a Sociologia, incarna perfettamente il genius loci trentino

Cosa fece di ritorno da Tremembé?
«Io mia moglie, e Gabriella Campregher, che oggi vive sei mesi all'anno in Brasile dopo essersi licenziata dalle Poste, decidemmo d'investire 50 milioni dei nostri risparmi nella costruzione di una casa sul mare. La pousada, un albergo. L'affidammo ad un prete locale, padre Lopes. L'obiettivo: dare lavoro alla comunità locale».
Un albergo equo e solidale
«Diciamo che è destinato a viaggiatori impegnati. L'anno scorso vi hanno soggiornato 400 italiani. Offriamo incontri come le realtà locali, gli indios, i contadini, il partito dei lavoratori che governa la zona».
Chi sono i clienti?
«Adulti tra i 30 e i 50 anni. Spesso famiglie. Pochissimi i giovani» .
Ci guadagna?
«Assoluta..mente no, anzi è più facile metterci del denaro. E' gestito da un'associazione locale che reinveste i proventi. In questi anni sono poi sorte, autonomamente, altre due pousade. Abbiamo creato un'economia. E a 50 chilometri da Tremembé da poco è attivo un canale commerciale affinché i contadini del Sem Terra - il più grande movimento del globo possano piazzare i loro raccolti nelle città vicine. La struttura dà lavoro a 10-12 persone. Al Social Forum di Porto Alegre l'esperimento è stato lodato come un modello significativo di sviluppo. E adesso stiamo pensando ad un terzo progetto: utilizzare le scorie del cocco, ci sono enormi distese,.per sfruttare la scorza per fini industriali».
Come si definisce? Un imprenditore? Un filantropo?
«Un produttore di idee. Tutta la mia vita è sempre stata alla ricerca di modelli nuovi. Vede, in Brasile le risorse ci sono, i contadini pure, ma latitano le infrastrutture per svilupparle».
Mi racconta la sua giovinezza ?.
«Ho studiato sociologia. Iscritto nel '69, laureato nel '74. Stavo dentro la contestazione, ma non intruppato in alcun movimento. Per un po' ho fatto l'insegnante. E poi ho aperto il Malconsiglio, la prima bottega del riciclaggio in Italia. Stava in una mansarda di via Torre D'Augusto. La gente mi portava le sue cose usate e io le rivendevo. Le cose andavano bene. Alla fine guadagnavo tre volte quello che prendo adesso».
E perché è tornato all'insegnamento?
«Avevo bisogno di cambare. Di mezzo ci sono stati due anni di clausura totale. Vivevo facendo il restauratore di mobili».
Eccletico.
«Diciamo così».
Perché ha detto no ad un posto in lista per Trento democratica? .
«Perché avrebbe significato marchiare l'associazione. Non mi andava. Ci. tengo all' indipendénza di Tremembé».
Le piacè questa sinistra?
«Poco. Vedo scarsa concretezza. Le idee, l'ideologia, non sono più sufficienti. Bisogna sporcarsi le mani. oggi pochissime persone di valore si occupano di politica, impauriti dai riti. E allora si dedicano a cose più gratificanti»
La politica non possiamo lasciarla ai mediocri.
«Sì, ma guardi al caso mio: tutto ciò che abbiamo avviato negli anni scorsi, pur tra mille difficoltà, è stato portato a termine. La politica dà le stesse soddisfazioni?».
Perché lo fa?
«Per me. E' un bellissimo modo di vivere. Essere presi¬dente di Tremembé, dedicarsi al Brasile, fare le «Cene dell'altro mondo», mi dà una ricchezza interiore incredibile. Soprattutto ti offre una tale gamma di contatti che non cambierei questa vita neanche se mi dessero un posto,da 10 mila euro in un'azienda privata ».
Quanto guadagna da insegnante?
«1300 euro».
Come spiega il successo delle «Cene» ?
«La formula è accattivante, amplia il target di riferimento. Così parliamo a. persone fuori dalla solita cerchia».
Cosa pensa del caso Acav? ..
«Non ho un'idea precisa. L'impressione è di uno scontro di potere, strumentale».
Un po' triste.
«Cosi è»;
Ha votato per Pacher o per la Coppola?
«Pacher»

IL PERSONAGGIO
Armando Stefani, 52 anni, insegnante, è il presidente dell'associazione Tremembè, che si spende, tra le altre cose, per un turismo responsabile e solidale in Brasile. Trecento soci che finanziano progetti di sviluppo e di affrancamento dalla miseria. Sposato da 31 anni, un figlio, Andrea,23 anni - studente di ingegneria delle telecomunicazioni - Stefani all'istituto d'arte si occupa di disabili. E' reduce dal successo delle «Cene dell'altro mondo».

«Mi avevano offerto di entrare in politica ma ho rifiutato Meglio dedicarsi a cose più bene»

«Sono un creativo equo e solidale»

«Il papà delle Cene dell'altro mondo : ve lo do io il Brasile»

Estratto dal quotidiano "Trentino" di Domenica 29 maggio 2005 articolo di Concetto Vecchio.


Armando Stefani E' uno dei protagonisti del volontariato, in Trentino (foto Panato)


Data inserim : 30/05/2005


Il volontario a 10.000 pasti l'anno

Intervista a Renato Scarpari

Renato Scarpari, ovvero una vita in cucina dietro ai miti di solidarietà e socialismo.

Con i suoi 62 anni di volontariato è forse il simbolo di una certa anima «aItruistico-sociaIe» del Trentino. E il Comitato che lui ha fondato e che oggi lo ve de presidente onorario, con i suoi 10.000 pasti l'anno prepa rati per feste, sagre e cene po polari, è forse il recordman tra le associazioni di volontariato trentine. Stiamo parlando di Renato Scarpari, 75 anni, e del Comitato attività culturali e ricreative di Martignano. Lui è un socialista d'antan, di quelli peraltro che con i «pretoni» di paese sono andati quasi sem pre d'accordo. «Ma non con don Tarcisio».
«Me nòno el vegnìva da Schio ma mia nonna era una Bolleri, famiglia tradizionale di Martignano. lo e mio padre abbiamo sempre vissuto qui, a Martignano». Non sorride troppo Rena to, ma non è nemmeno burbero. «Nella vita ho fatto di tutto: ho "chiuso come commesso della Corte d'appello di Trento, prima avevo lavorato alla Distilleria Lazzaretti e quindi al Sait, come autista». Quando è iniziato il vizio del volontariato? «a 13 anni in parrocchia c'era don Leone Serafini ed io ero il capo dei ceregòti. Era il maggio del 1943 e perdetti le dita della mano, con una bomba a mano, al poligono di Martignano. Quando mi portarono all'ospedale avevo in tasca i soldi raccolti con la giostra. Ai ragazzini prendevo I0 centesimi al giro. Quando mi ricoverarono venne subito a trovarmi il parroco e gli dissi immediatamente che avevo quel danaro da consegnare. Mi guardò ed esclamò: "Figlio mio, ma tieniteli quei soldi"». La bomba era una «balilla» e i tre ragazzi di Martignano stavano cercando di disinnescarla. «Scoppiò nella mia mano sinstra e mi fece saltare quattro dita».

Le prime feste già nel 1953
Renato Scarpari sta sotto il tendone delle cucine, al parco di Martignano. Là, dove sono finite giovedì le Cene dell'altro mondo e dove ieri e oggi va di scena la Sagra della Primavera, la festa del sobborgo.
«lo sono stato sempre un volontario, ovunque. Verso il 1953/1954, con 23 o 24 anni, organizzai con altri un gruppo che si chiamò "I coreani", erano i tempi della guerra in Corea. La divisa era composta da una camicia bianca con deco razioni nere, braghe blue di velluto. Organizzavamo festicciole e lo facemmo sino al 1964. lo mi ero sposato nel 1955 ma continuai con questa attività». Per guadagnarci qualcosa? «Mai fatto niente a scopo di lucro, gò sempre zontà tub,. Nel 1964/1965 fu costituito il primo Comitato del carnevale di Martignano, che esiste anche oggi ed organizza la festa del carnevale. «Ma dopo qualche anno ci sembrò poco e nel 1971 fondammo il Comitato attività culturali e ricreative di Martiguano, quello che organizza an che la sagra di oggi. fondatori fummo io, Aurelio Rudari e il parroco del tempo, don Cornelio Branz». Come dire don Camillo e Peppone visto che Renato era ed è un socialista dell'anima.
«È vero, a quel tempo il pae se di Martignano era diviso in due: clericali ed altri, soprattutto noi socialisti. Ma don Cor nelio seppe agire al meglio e riunificò Martignano». Renato, tu sei un socialista non pentito ma hai sempre avuto a che fare coi preti. «Certo, e va benissimo dice con quella sua faccia imperturbabile, che nulla scalfisce Nel 1961 mi trovai con Giorgio Valdagni e Salvatore Matarasso, quindi con Enrico Tomasi. Dicemmo: siamo socialisti, facciamo qualcosa. E ci iscrivemmo alla sezione del Partito Socialista di Tren to. Ci pareva la cosa giusta. Non eravamo democristiani ed i comunisti ci parevano troppo lontani. Nel 1963 fondam mo la sezione di Martignano». Renato fu eletto per due legi slature consigliere comunale, dal 1969 al 1980. «Le battaglie al tempo le portavano avanti i socialisti. Anche i comunisti...ma eravamo lontani da loro».
Intanto tu collaboravi coi parroci. «Non sempre! Solo quando se ne andò don Tarcisio Chemelli e lo sostituì don Branz. Alla consegna della par- rocchia il primo disse al secondo: "Attento a Renato e ai suoi, sono compagni". Ma don Branz lavorò invece sempre con noi». Il Comitato di Martignano oggi conta su 212 soci, un centinaio dei quali partecipano fat tivamentè alle iniziative di vo lontariato. E a modo suo que sto Comitato vanta un record. Nell'annata prepara per «gli al tri» quasi diecimila pasti. Vediamo. Si inizia col Festival della Montagna, in aprile, in cui i nostri di Martignano gestiscono cucina e bar, preparando più di 1.000 pasti. Poi, in maggio, le Cene dell'altro mondo: quest'anno il Comitato vi ha preparato 1.200 pasti (quelli etnici sono stati preparati dalle associazioni di immigrati). Poi ecco, di seguito, la Sagra di Mar tignano con altri 1.500 pasti. Si prosegue con la tendopoli della Sagra di Madonna Bianca. «Noi diamo solo il supporto tendone e cucine, non prepariamo i pasti». Ma il 29 maggio c'è il pranzo della Cantina Sociale di Trento, per 300 persone. E quindi la 'Giornata della comunità, sul Bondone, con 800 pasti. Si prosegue con le Feste Vigiliane. Alla Cena Benedettina il Comitato di Martignano prepara 2.200 piatti di pasta e fagioli. Quindi, alla Cena dei zatterieri ne mette in tavola 480. Ma alle Vigiliane il gruppo di vo lontari lavora anche per cinque giorni in piazza Garzetti dove mette sulle tavole qualcosa come 1.500 pasti. «Finiamo con la Cena medioevale, altri 250 piatti». Fatti i conti, nell'annata siamo a 9.430 pasti al minimo, 10.000 diciamo.
Ci piace stuzzicarlo Renato Scarpari. Molti compagni socialisti, gli diciamo, li hai perduti per strada. «Ricordati intanto che il Comitato è assolutamente apartitico». Ma tu no, sei socialista. Nero, molti compagni si sono perduti per strada. Qualchedùn l'è deventà sior e l'è na via, altri i sè stufadi e i è nadi a casa!. Eravamo la sezione più forte di Trento ed ora non ci sono nemmeno le sezioni socialiste in città».


Durni vestito da canopo
Renato, ma che senso ha la vorare ore ed ore del proprio tempo per la felicità e lo svago di altri? «Quando vediamo che tutti sono soddisfatti, che sono contenti... è da lì che nasce la nostra gioia, quando sono soddisfatti i bambini, le famiglie. Noi siamo felici». Per 22 anni Renato è stato presidente del Comitato, mentre da 12 anni lo è Rolando Dorigatti. «Ora - specifica Scarpari - io sono presidente onorario».
E arriva l'aneddoto. «L'anno scorso eravamo in trasferta, in Sudtirolo, vaI Ridanna, per la festa dei canopi, dei minatori. Noi rappresentavamo i canopi di Martignano e Vestivan10 quel costume. Ci trovammo di fron- te il presidente Luis Durnwalder, con Atz e altri consiglieri della Svp, pure loro in costume. Sfilarono e vissero la festa in costume. Cosa difficile da pensare per i nostri presidenti e consiglieri».
Sono le 15 di sabato e tra quattro ore il Comitato di Martignano dovrà aprire le cucine per la sua sagra. Renato ci lascia. Ora lavoro meno, per l'età, ma coordina e comunque c'è, con lo spirito. «La soddisfazione? Chiudere la festa senza incidenti». Il mondo del volontariato è una cosa strana. In epoca di business, co.co.co., guerra in Iraq e diminuzione della tasse in Italia, loro sono lì. Quasi come un residuato. O forse no, come una speranza concreta e fattiva per il nostro futuro e quello del mondo.

Estratto dal quotidiano "Trentino" di Domenica 23 maggio 2005 articolo di Renzo M. Grosselli


Renato Scarpari è il primo a sinistra in basso.


Data inserim : 28/05/2005

 

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© by Diego Silvello